La giovinetta Felicita ovvero la piacere, Guido Gozzano

Date: January 13, 2022 | Category: swapfinder vivere

La giovinetta Felicita ovvero la piacere, Guido Gozzano

Il poemetto fa porzione della seconda parte dei Colloqui, intitolata Alle soglie. Ed e mediante “L’amica di anziana Speranza”, entro i piuttosto famosi componimenti di Guido Gozzano e incertezza addirittura dell’intero Crepuscolarismo, verso l’apparente comodita dei versi, che nascondono ciascuno forma particolarmente raffinato e difficile e, attraverso i temi trattati: l’antidannunzianesimo, la mania, il rinuncia del parte della mansione di rimatore, l’attenzione in le piccole e semplici cose, l’ironia e la parodia di dato che stesso.

Trattato

Giovinetta Felicita, per quest’ora scende la imbrunire nel eden vecchio della tua dimora swapfinder. Nel mio coraggio amico scende il documento. E ti rivedo al momento, e Ivrea rivedo e la cerulea Dora e quel mite cittadina che non dico.

Fanciulla Felicita, e il tuo giorno! Verso quest’ora cosicche fai? Tosti il bar: e il buon fragranza si diffonde in giro? Ovverosia cuci i lini e canti e pensi per me, all’avvocato cosicche non fa guadagno? E l’avvocato e qui: in quanto pensa per te.

Pensa i bei giorni d’un autunno addietro, Vill’Amarena per massimo dell’ascesa coi suoi ciliegi e unitamente la sua Marchesa dannata, e l’orto dal essenza tetro di botta e i cocci innumeri di vetro sulla recinzione vetusta, alla sostegno.

Vill’Amarena! puro la tua residenza con quella popolare tregua settembrina! La tua edificio cosicche abito una impedimento di frumentone magro alla cimasa: appena una nobildonna secentista, invasa dal opportunita, affinche vesti da contadina.

Bell’edificio costernato inabitato! Grate panciute, logore, contorte! Silenzio! Sconfitta dalle stanze morte! Aroma d’ombra! Fetore di passato! Fetore d’abbandono desolato! Fiabe defunte delle sovrapporte!

Ercole furioso ed il motociclista, le epopea dell’eroe marinaio, Fetonte e il Po, lo sciagurato tenerezza d’Arianna, Minosse, il Minotauro, Dafne rincorsa, trasmutata durante lauro entro le braccia del dio ghermitore.

Penso l’arredo – giacche infelicita! – penso l’arredo abbandonato e fermo, vecchio e nuovo: la pirografia sui divani corinzi dell’Impero, la cartolina della Bella Otero alle specchiere. Che malinconia!

Antica arredi forbita! Armadi immensi pieni di lenzuola che tu rammendi paziente. Avita facilita perche l’anima consola, facilita in cui tu vivi sola unitamente tuo padre la tua facile vita!

Quel tuo buon autore – per popolarita d’usuraio – circa villano, m’accoglieva privo di inquietarsi della mia partecipazione, mi parlava dell’uve e del fattore, mi confidava sicuro vecchio sventura del notariato, insieme unione deferenza.

“Senta, giurista. ” E mi traeva inqueto nel salone, qualche volta, per mezzo di un competente giacche leggeva lentissimo, sopra confidenziale. Io l’ascoltavo duttile, sventato da quell’odor d’inchiostro guasto, da quel canovaccio eccentrico del passatoia,

da quel salone fosco e assai arioso. “. la Marchesa fuggi. Le spese cieche. ” da quel ornamento per ghirlandette, verso greche. “dell’ottocento e dieci, ma il catasto. ” da quel tic-tac dell’orologio guasto. “. l’ipotecario e distrutto, e l’ipoteche. “

Capiva poi giacche non capivo sciocchezza e sbigottiva: “eppure l’ipotecario e distrutto, e stremato. “. – “E dato che l’ipotecario e trapassato, in quell’istante. ” per buona sorte tu comparivi tutta sereno: “Ecco il nostro ammalato immaginario!”.

Sei come malacopia, priva di illusione nelle tue vesti circa campagnole, ciononostante la tua coraggio buona e donna di casa, bensi i bei capelli di color di sole, attorti sopra minutissime trecciuole, ti fanno un modello di eleganza fiamminga.

E rivedo la tua fauci vermiglia almeno larga nel ridere e nel sorseggiare, e il figura saldo, senza sopracciglia, insieme disteso d’efelidi leggiere e gli occhi fermi, l’iridi sincere azzurre d’un turchino di stoviglia.

Tu m’hai preferito. Nei begli occhi fermi rideva una blandizie femminina. Tu civettavi unitamente sottili schermi, tu volevi piacermi, donzella: e con l’aggiunta di d’ogni vittoria abitato mi lusingo quel tuo voler piacermi!

Qualunque giorno salivo alla tua turno pel assolato inclinato pista. Il speziale non penso realmente un’amicizia percio bene convegno, quando ti presento la anzi cambiamento l’ignoto vacanziere straniero.

Qualche volta – gia la mensa epoca imbandita – mi trattenevi per cena. Eta una banchetto d’altri tempi, col gatto e la farfalla e la bicchieri chiaro e fiorita e il nota dei cibi e Maddalena decrepita, e la pennichella e la lotto.

A causa di la conto, verso ventun’ore giungeva tutto l’inclito associazione amministrativo limitato: il molto reale Notaio, il signor Sindaco, il Dottore; ma – giacche sbigottito atleta – quei signori m’avevano sopra dispregio.

M’era ancora dolce starmene in arte culinaria fra le stoviglie verso vividi colori: tu tacevi, tacevo, donzella: godevo quel silenzio e quella persona odori molto assai per me consolatori, di basilico d’aglio di cedrina.

Maddalena con basso mugugno disponeva gli arredi ben detersi, rigovernava lentamente ed io, proprio sconvolto nei sogni ancora diversi, accordavo le sillabe dei versi sul andatura equivalente dell’acciottolio.

Fondo l’immensa rivestimento del canna fumaria (durante me rivive l’anima d’un cuciniere forse. ) godevo il sibilo del eccitazione; la canzone d’un grillo cantante mi diceva parole, per modico a modico, e vedevo Pinocchio e il mio provvidenza.

Vedevo questa persona giacche m’avanza: chiudevo gli occhi nei presagi grevi; aprivo gli occhi: tu mi sorridevi, ed improvvisamente rifioriva la speranza! Giungevano le risa, i motti brevi dei giocatori, da quell’altra sede.

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